lunedì 26 settembre 2011

- A volte mi chiedo che cosa stiamo aspettando?
- Che sia troppo tardi, madame

è che quando sono mesi che non scrivi, poi ti viene anche voglia ma non sai da dove iniziare, cosa raccontare, se parlare dell'ultima ripugnante notizia fresca fresca di figa o metterti a scrivere uno di quei post che capisci solo tu, pieni di rimandi romantici a stati emotivi già passati che però sono stati lì per mesi, cavolo, non pensavi sarebbero passati mai.
E allora non lo so, so solo che questa pagina è rimasta troppo indietro, questo tempo sarebbe tutto da scrivere, per non dimenticare ogni infimo dettaglio del degrado sociale, politico, culturale che respiriamo ogni santa ora.
E forse non ho scritto solo perché in cuor mio aspettavo il giorno in cui digitare in Helvetica 18 maiuscolo che la rivolta è iniziata, finalmente, che anche qui, in questo paese immobile la gente si è svegliata e non spreca tutta l'energia e l'ironia solo a scrivere post o tweet di raffinato sarcasmo, ma è scesa in piazza e fa la rivoluzione.
perchè la vicenda farebbe anche ridere, se non ci fosse in ballo il nostro futuro.

mercoledì 27 luglio 2011

nel frattempo

questo non è un riassunto.
è un collage atemporale di giorni importanti
di passi rumorosi in paesi lontani
di brindisi allegri e rassicuranti conferme
di lacrime piante in lingue sconosciute.
è il bisogno di lasciare una traccia
di pensieri sbagliati su un treno poi non così veloce
di invasioni di sensi che riempiono lo stomaco
di smarrimenti corse andate e ritorni indelebili.
è il desiderio di scrivere da qualche parte
che ho 30 anni da poco e da ancor meno un regalo al dito.

lunedì 13 giugno 2011

battiquorum

dopotutto

non è che l'amore si può implorare e nemmeno pretendere

dopotutto

non è che ci si deve per forza accontentare di bere del vino in un bicchiere di plastica

dopotutto

siamo oggetti imperfetti, facili da rompere e difficili da riparare

dopotutto

abbiamo vinto il referendum, non è che potevamo vincere anche io e te.

sabato 30 aprile 2011

Tutto quello che sai darmi

Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione.
Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo.

mercoledì 27 aprile 2011

Il consumismo dei sentimenti. Considerazioni brevi di un giovane trentenne.

L'intento di questa mia breve considerazione non è critico ma solo di tipo giornalistico. Dopo un sereno ma intenso pensare è maturata in me l'idea che il consumismo merciologico che da quasi 20 anni ha forgiato e ispirato molta parte di giovani italiani - i nati a partire dalla fine degli anni '70 - abbia pesantemente condizionato anche altri lati della vita di una persona. Vi è in effetti, ed io ne sono un esempio chiaro, una facilità nell'acquistare oggetti e nell'intercambiarli alla prima scheggiatura. Le ammaccature non sono consentite nè accettate. Quella sensibilità ad aggiustare, a riparare e a ingeniarsi prima di cestinare l'oggetto colpevole di essersi rotto non vi è più. Quella sensibilità è figlia di altri tempi. Quella sensibilità va ricercata. Ed oggi, a mio avviso, vedo e riscontro in me e negli altri questa stessa facilità e superficialità ma nel consumare e gestire i sentimenti di amore, di amicizia, di stima, di affetto, di rabbia, di antipatia, di simpatia. Con estrema facilità si decide di amare, rispettare, odiare una persona e con altrettanta immediatezza, al primo percettibile cambiamento, si scopre di non amarla, rispettarla, odiarla più. La cura e la volontà di rimediare non vi è più. La perfezione nei rapporti umani ahimè si crede sia un prodotto precofezionato, ci si illude che sia tale, dato e servito in un bel pacco scintillante con fiocco lucente. La perfezione in verità è figlia dell'impegno, del sacrificio, del compromesso, dell'aggiustamento, della progettualità, del coraggio, del rispetto dell'altro, del sudore, dell'ascolto, della responsabilità, della consapevolezza di sè.
Oggi il consumismo dei sentimenti dilaga e noi non ne siamo consapevoli.


Francesco Schiraldi

lunedì 11 aprile 2011

remember japan

1 minuto di silenzio non basta più
bisognerebbe tacere per mesi interi
fermarsi immobili a riflettere sulle cicliche assurdità
ammettere che siamo tutti dei pazzi senza memoria
che non si ricordano, non si stupiscono, non si scompongono.
la follia si respira nell'aria, si mangia, si beve, si tocca con mano.
è in tutti i giorni, in quelli banali e vuoti e in quelli che si segnano sul calendario.
è nei nostri pensieri più intimi, è nelle parole, nelle email, nei biglietti conservati in tasca.
è nei ti amo e nei non voglio vederti mai più.

giovedì 17 marzo 2011

auguri

oggi mia madre fa 60 anni
l'Italia 150
e io stanotte non ho dormito.
ho visto la fine del mondo in tv
ho pensato a cosa farei se arrivasse davvero nel 2012
e cosa farei non lo posso ripetere neanche a me stessa
altrimenti davvero non dormo più.

giovedì 24 febbraio 2011

fin de semana

madrid è viva, è giovane, è leggera.
spostarsi è facile, divertirsi è semplice.
gli anziani portano in giro i cani di notte come se fosse giorno accanto ai cinesi che occupano gli angoli delle strade vendendo birra nelle buste di plastica.
dopo il pranzo della domenica esci a bere, non a prendere un caffè, e le ore passano veloci in taverne piene e sporche dove non si usano i cestini.
madrid non è una città, è un posto dove tutto può succedere.
e io mi chiedo cosa ci faccio ancora in questo paese per vecchi.

mercoledì 16 febbraio 2011

ho il solletico alle mani ai piedi e allo stomaco

scrivo così poco perché in realtà vorrei scrivere ogni giorno.
ma la rilettura sarebbe decisamente imbarazzante.
ci sarebbe una prova scritta della mia totale instabilità emotiva.
meglio non lasciare tracce.
e intanto me ne vado a madrid.

mercoledì 2 febbraio 2011

avanzo di magia

ho le tasche piene di sassi
nella testa un mare di rami
sabbia fine nelle dita dei piedi
e tra le mani un pugno di mosche. ancora vive.