domenica 8 gennaio 2012

Tutto sommato fa due io e te

Mi chiedevo quante valigie servirebbero per conservare
tutto il tempo passato ad aspettare questo momento,
le notti al telefono a maledire i km, le ore nei treni ad azzerare distanze,
tutti quegli ultimi minuti di occhi lucidi prima di ogni partenza.

E mi chiedevo quanti salti, corse, capriole e danze avremmo potuto fare
con tutte le energie mescolate in questo tempo,
le scintille dei contatti, la forza delle paure, dei dubbi, delle urla, dei baci.

E ancora mi chiedevo quante volte avremmo compiuto giri intorno al mondo
con tutti i soldi spesi per darci la mano nel weekend,
uno ogni due, in teoria, ma quando mai, quasi tutti, escluso pochi, già dimenticati.

E infine mi chiedevo se senza tutto questo
ora saremmo qui, davanti alla felicità
di essere io+te, di nuovo, ma insieme, a Milano.

domenica 13 novembre 2011

Hallelujah

io ieri ho festeggiato, anzi avrei voluto festeggiare anche di più.
sarei andata tutta la notte a ballare davanti a palazzo grazioli, ma avevo già un impegno purtroppo.
e chi dice che non c'è niente da festeggiare non lo capisco proprio, si vuole solo dare un tono secondo me, si mette l'r moscia in bocca per essere fuori coro che fa sempre figo, e valuta inelegante manifestare in una piazza chè fa sempre molto intellettuale.
E invece evviva, brindiamo, balliamo, abbracciamoci, tiriamo fuori l'entusiasmo, cazzo. questo circo di nani e ballerine ha chiuso le tende.
19 anni, o 17, comunque troppi, sono finiti, e allora hallelujah.
chissenefrega cosa viene dopo, che i guai non sono passati, l'importante a volte è arrivare alla fine, e quando la fine arriva, al dopo ci pensiamo domani.

domenica 2 ottobre 2011

Cambio di stagione

Ottobre, ciao.
In te ripongo tante speranze, vedi un pò tu cosa puoi fare.
Batti un colpo, cambia l'aria, scuoti le lenzuola.
Se non lo fai, la situazione si fa pesante,
diventi più stronzo di settembre e poi a novembre si sa, migrano gli uccelli.
Palla a te. Patti chiari, amicizia lunga.

lunedì 26 settembre 2011

- A volte mi chiedo che cosa stiamo aspettando?
- Che sia troppo tardi, madame

è che quando sono mesi che non scrivi, poi ti viene anche voglia ma non sai da dove iniziare, cosa raccontare, se parlare dell'ultima ripugnante notizia fresca fresca di figa o metterti a scrivere uno di quei post che capisci solo tu, pieni di rimandi romantici a stati emotivi già passati che però sono stati lì per mesi, cavolo, non pensavi sarebbero passati mai.
E allora non lo so, so solo che questa pagina è rimasta troppo indietro, questo tempo sarebbe tutto da scrivere, per non dimenticare ogni infimo dettaglio del degrado sociale, politico, culturale che respiriamo ogni santa ora.
E forse non ho scritto solo perché in cuor mio aspettavo il giorno in cui digitare in Helvetica 18 maiuscolo che la rivolta è iniziata, finalmente, che anche qui, in questo paese immobile la gente si è svegliata e non spreca tutta l'energia e l'ironia solo a scrivere post o tweet di raffinato sarcasmo, ma è scesa in piazza e fa la rivoluzione.
perchè la vicenda farebbe anche ridere, se non ci fosse in ballo il nostro futuro.

mercoledì 27 luglio 2011

nel frattempo

questo non è un riassunto.
è un collage atemporale di giorni importanti
di passi rumorosi in paesi lontani
di brindisi allegri e rassicuranti conferme
di lacrime piante in lingue sconosciute.
è il bisogno di lasciare una traccia
di pensieri sbagliati su un treno poi non così veloce
di invasioni di sensi che riempiono lo stomaco
di smarrimenti corse andate e ritorni indelebili.
è il desiderio di scrivere da qualche parte
che ho 30 anni da poco e da ancor meno un regalo al dito.

lunedì 13 giugno 2011

battiquorum

dopotutto

non è che l'amore si può implorare e nemmeno pretendere

dopotutto

non è che ci si deve per forza accontentare di bere del vino in un bicchiere di plastica

dopotutto

siamo oggetti imperfetti, facili da rompere e difficili da riparare

dopotutto

abbiamo vinto il referendum, non è che potevamo vincere anche io e te.

sabato 30 aprile 2011

Tutto quello che sai darmi

Niente ferisce, avvelena, ammala, quanto la delusione.
Perché la delusione è un dolore che deriva sempre da una speranza svanita, una sconfitta che nasce sempre da una fiducia tradita cioè dal voltafaccia di qualcuno o qualcosa in cui credevamo.

mercoledì 27 aprile 2011

Il consumismo dei sentimenti. Considerazioni brevi di un giovane trentenne.

L'intento di questa mia breve considerazione non è critico ma solo di tipo giornalistico. Dopo un sereno ma intenso pensare è maturata in me l'idea che il consumismo merciologico che da quasi 20 anni ha forgiato e ispirato molta parte di giovani italiani - i nati a partire dalla fine degli anni '70 - abbia pesantemente condizionato anche altri lati della vita di una persona. Vi è in effetti, ed io ne sono un esempio chiaro, una facilità nell'acquistare oggetti e nell'intercambiarli alla prima scheggiatura. Le ammaccature non sono consentite nè accettate. Quella sensibilità ad aggiustare, a riparare e a ingeniarsi prima di cestinare l'oggetto colpevole di essersi rotto non vi è più. Quella sensibilità è figlia di altri tempi. Quella sensibilità va ricercata. Ed oggi, a mio avviso, vedo e riscontro in me e negli altri questa stessa facilità e superficialità ma nel consumare e gestire i sentimenti di amore, di amicizia, di stima, di affetto, di rabbia, di antipatia, di simpatia. Con estrema facilità si decide di amare, rispettare, odiare una persona e con altrettanta immediatezza, al primo percettibile cambiamento, si scopre di non amarla, rispettarla, odiarla più. La cura e la volontà di rimediare non vi è più. La perfezione nei rapporti umani ahimè si crede sia un prodotto precofezionato, ci si illude che sia tale, dato e servito in un bel pacco scintillante con fiocco lucente. La perfezione in verità è figlia dell'impegno, del sacrificio, del compromesso, dell'aggiustamento, della progettualità, del coraggio, del rispetto dell'altro, del sudore, dell'ascolto, della responsabilità, della consapevolezza di sè.
Oggi il consumismo dei sentimenti dilaga e noi non ne siamo consapevoli.


Francesco Schiraldi

lunedì 11 aprile 2011

remember japan

1 minuto di silenzio non basta più
bisognerebbe tacere per mesi interi
fermarsi immobili a riflettere sulle cicliche assurdità
ammettere che siamo tutti dei pazzi senza memoria
che non si ricordano, non si stupiscono, non si scompongono.
la follia si respira nell'aria, si mangia, si beve, si tocca con mano.
è in tutti i giorni, in quelli banali e vuoti e in quelli che si segnano sul calendario.
è nei nostri pensieri più intimi, è nelle parole, nelle email, nei biglietti conservati in tasca.
è nei ti amo e nei non voglio vederti mai più.

giovedì 17 marzo 2011

auguri

oggi mia madre fa 60 anni
l'Italia 150
e io stanotte non ho dormito.
ho visto la fine del mondo in tv
ho pensato a cosa farei se arrivasse davvero nel 2012
e cosa farei non lo posso ripetere neanche a me stessa
altrimenti davvero non dormo più.